di Raffaela Pignetti
L’Asi aiuta le mamme lavoratrici
Il valore aggiunto delle donne nelle imprese è anche il valore aggiunto di un Paese che vuole e deve crescere. I numeri delle statistiche e le decisioni del Governo, invece, descrivono un Paese in progressivo declino in cui le donne che lavorano non solo non vengono sostenute ma vengono messe quotidianamente in difficoltà. Nella convinzione che sia urgente diffondere strumenti di welfare che realizzino pari opportunità e politiche attive a sostegno delle donne, il Consorzio Asi si impegna, come già anticipato in un tavolo regionale, a promuovere l’apertura di asili nido nell’area industriale.

Il quadro attuale del rapporto mamme-famiglia-lavoro-società
La decisione presa dal Consorzio per l’Area di sviluppo industriale sembra più che mai necessaria alla luce delle ultime novità in materia di sostegno alle famiglie.
La legge di Bilancio per il 2019 non ha rifinanziato la norma che consentiva alle neomamme di scambiare il congedo parentale (sei mesi facoltativi pagati al 30% dello stipendio) con un bonus fino a 600 euro mensili per sei mesi – 3.600 euro in tutto – da usare per baby sitter e nido. A questo si aggiunge che la Campania è fanalino di coda tra le regioni italiane per posti disponibili negli asili nido e servizi per la prima infanzia. I posti nei nidi pubblici sono pari al 33% dei bimbi italiani e gli orari – 8/16 – non corrispondono all’orario di lavoro delle aziende pubbliche o private italiane. Le donne Italiane restano le più sottopagate in Europa a parità di ruolo ed istruzione con i loro colleghi maschi, oppure sono più esposte a lavori precari, sono occupate in ruoli che non tengono conto delle loro reali qualifiche di studio o capacità professionali. Come si può conciliare la famiglia e il lavoro in queste condizioni?
Eppure la capacità di un Paese di garantire servizi alle famiglie, soprattutto alle donne e mamme che lavorano, ne misura anche il livello di civiltà.
