(di Iolanda Chiuchiolo) Indennizzi alle donne perché non siano solo loro a pagare il conto più alto di questa crisi: è questa la proposta della presidente del Consorzio Asi Raffaela Pignetti in un bilancio della Fase 2. Le aziende hanno regolato il ritorno alle attività secondo nuovi modelli operativi, i lavoratori hanno organizzato la loro vita in una dimensione completamente diversa, senza supporti e strutture adeguati a loro sostegno. Sono ripartite le fabbriche, l’impresa media e piccola, il commercio, l’agricoltura e il turismo. C’è ancora un lockdown, però. Quello delle famiglie, dei bambini e delle donne. L’impegno, nella fase della ripresa, dovrebbe essere rivolto principalmente a loro.
Presidente, la fase 2 della gestione dell’emergenza causata dalla pandemia è iniziata, quali sono stati i primi effetti sul tessuto economico e produttivo?
La ripresa delle attività ha fatto emergere la gravità degli effetti scatenati dall’emergenza sanitaria che è diventata una vera emergenza economica e sociale, perché con la politica della paura si è fermato il Paese. Si sono azzerate le vendite in tutti i settori, dall’abbigliamento alla ristorazione, e da qui a tre mesi la crisi si riverserà automaticamente sul mondo della produzione. L’incertezza del futuro sta gravemente condizionando le famiglie e la loro capacità di spesa.
La ripartenza non può ignorare quanto abbia gravato l’emergenza su tutte le famiglie e sulle donne, ma fino ad ora le misure a loro sostegno sono state adeguate?
Le donne stanno pagando il conto più alto della crisi. Va avanzata una proposta per indennizzi alle donne, lavoratrici e non. Si sono fatte carico della educazione dei figli, della cura della casa e dei loro cari, hanno lavorato in azienda o in smart working e in alcuni casi hanno dovuto anche valutare di lasciare il loro impiego. Mi sembra a questo punto necessaria la detassazione totale dei salari o un riconoscimento equivalente al reddito emergenza che vada ad indennizzare il numero di ore che le donne hanno lavorato per l’assistenza ai figli in età scolare.
E sul fronte dell’occupazione?
La situazione è destinata a peggiorare se il comportamento del Governo continuerà a essere questo. Sono venute meno tutte le strutture di sostegno alla famiglia e in particolare all’infanzia. Le più colpite saranno le donne del mondo del lavoro, maggiormente bersagliate dai tagli, nelle mire di continui demansionamenti e riduzione degli orari di lavoro. In un Paese ritenuto evoluto tale disparità deve essere condannata in maniera netta e determinata. La ripresa non può ignorare il gap di genere.
